50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
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La Galleria Cortina - 1962-2013
Giovanni Cerri, "L'inquieto esistere" - 2009
Giovanni Cerri 2009, catalogo
Giovanni Cerri 2009, catalogo

Dell'inesausto viandante, o dell'attento viaggiatore. Così potrei titolare un racconto che parlasse, in forma narrativa, della vita artistica di Giovanni Cerri, pittore. Pittore figlio di pittore, nato e cresciuto tra pennelli ed acquaragia, tra tele, matite, carte e pastelli. L'alto ragazzo che timido ma vorace di immagini e dall'insaziabile appetito del sapere percorreva in rapida successione le tappe d'ascesa alla conoscenza del dipingere. Dotato dalla natura di un incredibile talento nel disegno e nella costruzione dell'opera, dei volumi e colori, precocemente padrone di quell'antica magia del fare che è la rappresentazione pittorica.

E se elegiaco sembra ad alcuni questo preambolo, tutt'altro, altro non è che l'affermazione di ciò che già vidi, vent'anni fa, in nuce, sotto la scarmigliata zazzera di quel taciturno giovane, seme ed erede di quel grande pittore ed amico che è il Giancarlo a cui mi lega lunga vicenda e imperitura fede. Da sempre in effetti l'uomo e il suo ambiente hanno popolato, non solo la fervida mente di Giovanni, ma tutti quei supporti, carta, tavola, tela, sulle quali ha cimentato e alimentato la sua brama di comunicare, dialogare con l'altro delle sue idee, delle sue tristezze e melanconie, delle sue speranze e sogni.

Giovanni Cerri e Stefano Cortina

E il suo ambiente, civico animale, è sempre stato il territorio urbano. La città è il palcoscenico, l'uomo l'attore. Ma non è mai la raffinata città delle vetrine, del vanesio passeggio, del dominio dell'avere. È la città delle periferie, del vero tessuto abitativo, della ricerca in ultima analisi di colui che abita, di cui Giovanni, noi, voi, facciamo parte. È la ricerca della città dell'essere.

Giovanni Cerri e Stefano Cortina

Ecco il camminatore, ecco il viandante che tutto annota, tutto registra. L'occhio instancabile immagazzina files, e in studio li richiama consegnandoli a quelle mani che sanno leggerli, trasformarli, plasmarli, renderli visibili, fruibili, criticabili anche, all'occhio dell'interlocutore. I suoi paesaggi urbani sono lande desolate dove si nota l'assenza dell'uomo ma se ne avverte comunque la presenza, nascosta, confusa tra le brume del mattino o tra le ombre della notte, negli occhi di chi guarda. Fabbriche dismesse, cani randagi, solitari, isolati lampioni che disperdono luci per chi non se ne può nutrire. Milano come Karlsrhue, Bogotà, Helsinki. La città che Cerri riproduce è la città che è nei nostri cuori, è la città della nostra memoria, della nostra solitudine. Quando la sera rientrando a casa assaporiamo l'odore della notte ed indugiamo, davanti al portone, là, sopra, cosa ci attende? Quando la notte rincasiamo accompagnati da un amico e sostiamo ore a parlare sotto casa, la vita, il destino, la speranza, la delusione, il dolore ed in fondo a tutto questo...?

Camminiamo, tutti noi, gli occhi a terra, abbiamo fretta, non vogliamo vedere, udiamo solo i nostri passi sul selciato, toc, toc, toc. Ma la città è vita convulsa, ininterrotte sequenze di voci, colori, rumori, notizie. Cerri lavora usando la carta di giornale come supporto su cui crea le immagini, ed ecco come quei fogli, presi a caso, evocano le mille voci della cronaca, il cicaleccio ininterrotto della vita. Non è un vezzo, è un colore diverso, un uso assai sapiente di quella carta stampata per dare maggior corpo e sostanza alla rappresentazione scenica che ogni quadro evoca.

[...]


Stefano Cortina.


Testo tratto da:
Giovanni Cerri, L'inquieto esistere, catalogo mostra, a cura di S. Crespi, Galleria Palmieri - Cortina Arte Edizioni 2009.

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