50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
50 e oltre
La Galleria Cortina - 1962-2013
Giuseppe Banchieri, "L'inquieto vivere" - 2006
Giuseppe Banchieri 2006, catalogo
Giuseppe Banchieri 2006, catalogo

L'inutilità, il senso di vuoto o di inadeguatezza, la frustrante sensazione di dover fare qualcosa quando non c'è ormai più nulla da fare, ed infine, il riscatto.

Al di là di una facile retorica ciò che intendo per "riscatto" è l'aver trovato uno scopo, aver assegnato un fine più alto al proprio agire nel mondo, e con questo gesto liberatorio scrollarsi di dosso l'irrazzionale senso di colpa per aver assistito impotenti ad una guerra ed esserne sopravvissuti. Credo quindi che alla base della ricerca degli artisti che hanno dato vita a quello che è stato poi definito "realismo esistenziale" stesse — consciamente o meno — un profondo bisogno di pace, di darsi pace, di trovare un rimedio concettuale al senso di impotenza che aveva permeato gli attoniti anni dell'infanzia, e che fosse così una "cura" all'inquieto esistere che dà il titolo a questa mostra.

Sono anni in cui, anche per l'influsso della corrente filosofica esistenzialista, sopra le macerie di un'Italia ancora prostrata dal recente conflitto mondiale, ci si interroga sulla vita, ed alla vita si chiede, in assoluto, di manifestarsi. Questi giovani artisti allora per cucire gli strappi e con la loro opera riempire i vuoti che la corrente realista non colmava, creano una grammatica della vita offesa, per indagare — attraverso essa — il senso delle cose, per capirne il significato, per trovare le ragioni di una guerra cui hanno assistito come spettatori passivi e da cui sgomenti sono usciti indenni.

Giuseppe Banchieri
Giuseppe Banchieri

Innanzitutto quindi Banchieri, Guerreschi, Ferroni e gli altri giovani artisti che affollavano i bar di Brera per poi chiudersi in piccoli studi, sentono la necessità di dare un significato proprio alla loro sopravvivenza, di riempirla con uno scopo per non essere sopraffatti da quel senso di soffocante frustrazione che era stato sottofondo della loro intera esistenza.

E proprio di questo mi sembrano emblema le diafane figure di Banchieri, eroicamente sole in mezzo al nulla della periferia milanese, piegate magari come le reti accartocciate da cui sono circondate ma non vinte, non spezzate, frustate da mulinelli di vento freddo ma tenacemente proiettate in avanti, disarmate ma vive... Vive lì dove tutto sembra spento e arido, dove la stessa tecnica pittorica si fa dura, graffiante, dove l'artista sembra voler incidere la tela quasi fosse carne solcata da cicatrici.

Della stessa vita pulsano anche gli interni, dominati da pochi oggetti reali, conosciuti, quasi tangibili pur nella loro evanescente rappresentazione: nel dipingere gli interni Banchieri infatti abbandona il gesto impetuoso e veemente caratteristico dei paesaggi e addolcisce la pennellata. L'atmosfera pur sempre cupa si fa più morbida e la familiarità con lo spazio e la luce si intuisce tra le ombre e le velature. Pennelli, stoffe, una tavolozza, un quadro nel quadro, il pittore che dipinge se stesso mentre dipinge: ecco allora che Banchieri gradualmente usa il linguaggio metapittorico per esasperare il messaggio, per elevare all'ennesima potenza quella che è la presa di posizione del Realismo Esistenziale nei confronti della realtà, della vita, dell'esistenza stessa.

Ecco il riscatto, il sollievo, come un vento primaverile che trasporta petali e profumi. Ecco la cura all'inquietudine.


Vania Frare.


Testo tratto da:
Giuseppe Banchieri, "l'inquieto vivere", catalogo mostra, a cura di S. Cortina, Cortina Arte Edizioni 2006.

Alcune opere esposte