50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
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La Galleria Cortina - 1962-2013
Giuseppe Guerreschi, "la rabbia e il furore" - 2005
Giuseppe Guerreschi 2005, catalogo
Giuseppe Guerreschi 2005, catalogo

"L'artista oggi deve avere il coraggio di mettere le mani nelle sue stesse lacerazioni, pagare di persona tutto, fino in fondo".

Sono queste poche parole di Giuseppe Guerreschi l'incipit ideale per cominciare a parlare di una mostra non facile, che non lusinga con rappresentazioni rassicuranti e non fa accomodare l'osservatore, ma stimola riflessioni violente, dall'impatto crudele, sul personale paradiso — artificiale — che talvolta ci si costruisce per non indagare tra le nebbie dell'apparenza.

L'opera di Guerreschi è un racconto, più simile ad un cortometraggio che ad una fotografia, è un percorso in cui si deve assimilare il quadro alla realtà e considerare ogni cosa in rapporto alla vita; come in un gioco di specchi in cui simultaneamente scandagliare l'esistenza dell'individuo nella società e nel privato della sua interiorità lacerata, confusa e contraddittoria, l'opera dell'artista milanese è l'epifania della coscienza, coscienza di sé e del proprio essere in relazione al mondo, con tutti gli stati d'animo che comporta spalancare gli occhi sulla realtà circostante e allo stesso tempo reggere l'urto che i suoi effetti producono all'interno.

Giuseppe Guerreschi
Giuseppe Guerreschi

È sulle basi di questo bisogno di riflessione e di quest'ansia conoscitiva che verso la metà degli anni cinquanta negli studi dei giovani allievi dell'Accademia di Brera — Guerreschi, Romagnoni, Banchieri — nasce il movimento del Realismo Esistenziale: filiazione di quel realismo di cui Guttuso fu uno dei maggiori esponenti, ma con un'attitudine diversa, più introspettiva e severa, il Realismo Esistenziale spinge la sua indagine più in profondità, rovistando tra le pieghe della vita e sovvertendo le zone d'ombra. Illumina di una luce più drammatica e sofferente quanto di squallido e fosco prolifera tutto intorno. Attraverso la rappresentazione degli interni dei loro studi, degli strumenti di lavoro, o nell'uso ossessionato di colori cupi e opprimenti, questi artisti rovesciano sulla tela le immagini che straziano la loro anima. [...]

La ricerca di Guerreschi parte allora dalla necessità di cogliere l'oggetto — quello familiare, d'uso comune — in relazione alla vita, all'esistenza, al fine di sentire e riprodurre per suo tramite gli stati d'animo, gli strappi, la malcelata insofferenza per un'esistenza ridotta in brandelli. Sembra che la frammentazione sia la chiave di lettura per interpretare questo complesso di opere, che , com'è già stato detto, non hanno lo scopo di saziare l'occhio con un gusto agrodolce, ma si presentano invece come anti-arte, inestetica e non rassicurante. Guanti da lavoro inchiodati ad un muro, monconi insanguinati ancora legati dalle catene, ritratti di teste dalla fissità di salma sono i residui di ciò che resta dell'individuo, tappe di un'esistenza che pezzo a pezzo si frantuma e riduce in cenere.

E alla fine di questo ciclo vitale, come un presagio là dove c'è ormai solo il silenzio, "la libertà ferita" piange lacrime di sangue...


Vania Frare.


Testo tratto da:
Giuseppe Guerreschi, La rabbia e il furore, catalogo mostra, a cura di V. Frare e S. Cortina, Cortina Arte Edizioni 2005.

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