50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
50 e oltre
La Galleria Cortina - 1962-2013
Antonio Recalcati - 1974
>Antonio Recalcati 1974, catalogo
>Antonio Recalcati 1974, catalogo

Francamente, non posso dire che l'opera di Antonio Recalcati mi fosse molto familiare. Qualche "traccia", o "impronta", quelle apparizioni funebri di indumenti personali, e, credo di ricordare, la sua partecipazione all'Anti-Procès 3 di Milano nel 1961. D'altra parte si sa che Recalcati da più di dieci anni era scomparso dalla scena italiana alla ricerca di esperienze e di climi culturali nuovi, non solo per ragioni polemiche, e sebbene ogni tanto ne sentissi parlare era per vie indirette, voci, pettegolezzi, con una vaga aria di mistero o di insofferenza per un carattere che, mi era parso di capire, non doveva essere tra i più concilianti.

La sua figura era un pò quella del transfuga, dell'esule volontario che con fermezza ha detto no a un ambiente, a torto o a ragione non importa. Insomma, almeno per quanto mi riguarda, dei suoi quadri ne sapevo poco: i suoi quadri sembravano essere quasi l'argomento meno importante in confronto a quanto poteva fornire il personaggio che vi stava dietro. Tuttavia, per un motivo curioso, si era stabilito fra me e Recalcati, pur non conoscendoci affatto, non essendoci mai incontrati, nemmeno per caso, una specie di legame. In un certo senso, perfino ossessivo.

Antonio Recalcati
Antonio Recalcati - foto di Rocco Mancino.
Antonio Recalcati
Antonio Recalcati - foto di Rocco Mancino.

Dino Buzzati, che non era un uomo di molte parole ma di sensibilità profondissima, attratto da qualsiasi cosa che gli suggerisse risvolti inquietanti, particolarmente acuto, come scrittore, a cogliere i più segreti particolari di una psicologia inattesa, ogni volta che tornava da un suo viaggio a Parigi finiva sempre col parlarmi di Recalcati. Come uomo, come "personaggio" oltre che come pittore.

Anzi, capivo che per Buzzati le due cose non erano separabili, ma non nel senso più comune e ragionevole, tanto che a volte mi veniva il dubbio che in fondo Buzzati desse più importanza al personaggio che alla sua pittura. Naturalmente mi sbagliavo. Fatto è che Buzzati era affascinato dalla personalità di Recalcati presa nel suo complesso, ed era in grado, in un certo senso che non so spiegare, di comprendere la pittura di Recalcati attraverso gli occhi di Recalcati, o attraverso la piega orgogliosa della sua bocca, o i suoi gesti, o i suoi silenzi, il suo distacco, o qualcosa del genere.

Poi Buzzati cominciò a pensare al Poema a fumetti, cominciò a disegnare le prime tavole, ad organizzare visivamente il racconto. Mi portava a vedere quello che stava facendo, ne parlava, e via via che i disegni si precisavano i tratti del viso del protagonista andavano ad assomigliare sempre più a quelli di Recalcati. E poichè i disegni del Poema a fumetti entravano a far parte della mia collezione, e mi piaceva tenerli incorniciati sulle pareti, lentamente mi ritrovai ad essere circondato dal viso di Recalcati. La mia casa era stata invasa da un estraneo, da una figura che per quanto trasfigurata dalla fantasia di Buzzati sapevo esistere da qualche parte del mondo, e così era come trovarsi di fronte ad una serie di fotografie che mi raccontavano molte più storie di quella inventata da Buzzati, le storie possibili e reali di Recalcati.

Antonio Recalcati e Renzo Cortina - foto di Maria Mulas
Antonio Recalcati e Renzo Cortina - foto di Maria Mulas.
Antonio Recalcati e Renzo Cortina - foto di Maria Mulas
Antonio Recalcati e Renzo Cortina - foto di Maria Mulas.

Sia per questa ragione, sia perchè Buzzati aveva finito con l'utilizzare, a parte il viso, certi colori secchi e netti, quasi indifferenti, della pittura del suo modello letterario-artistico, sia per la grande stima che ho sempre avuto per l'amico scrittore e pittore e quindi pe il suo giusizio critico, non potevo dimenticare, ogni volta che mi capitava di andare a Parigi, questo curioso legame.

È così che alla fine ho preso la decisione di telefonare a Recalcati, di andarlo a trovare nel suo studio, ed è stata un'esperienza. Mi è piaciuto l'uomo, mi ha interessato la sua pittura, e mi ha confortato notare che il mio giudizio non è il risultato di motivazioni soggettive se è avvalorato dal giudizio recente di critici come Alain Jouffroy, Gilbert Lascault ed altri. Presentandolo con questa personale, dopo anni di assenza, all'attenzione del pubblico e della critica italiani, ritengo per lo meno di avere compiuto un gesto disinteressato quanto doveroso.


Renzo Cortina, Milano, maggio 1974.


Testo tratto da:
Antonio Recalcati, catalogo mostra, a cura di R. Cortina, Galleria d'Arte Cavour 1974.

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