50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
50 e oltre
La Galleria Cortina - 1962-2013
Gianni Dova - 1972
Gianni Dova 1972, catalogo
Gianni Dova 1972, catalogo

Erano i primi anni del dopoguerra, intorno al '50, a Milano. Il pittore non voleva tradire né abbandonare gli strumenti e le regole tecniche del proprio linguaggio: ma era la sola convenzione che accettasse per esprimere il suo giudizio sulla realtà, per stendere il personale rapporto sulla propria situazione esistenziale.

I punti di partenza, che la cultura pittorica più avanzata allora nota in Italia poteva proporre, si erano presto rivelati ad alcuni — e tra essi Gianni Dova — come schemi e schermi, come sistemi ormai codificati e mistificanti. Il «vero» restava inattaccabile dai confusi e improvvisati assalti espressionisti alle strutture cubiste, come dagli esercizi razionali o spirituali del costruttivismo astratto, facilmente asservibile a decorazione od a funzione.

L’immagine e la forma dovevano ricostituirsi (simboli nuovi di una originale presa di coscienza di una condizione umana e storica attuali) dell’immediato rapporto dell’artefice con la materia bruta e con gli elementi primari del «dipingere». Un volontario ritorno alle origini dell’espressione per segni e colori, come una discesa a occhi aperti nel brulicante magma dell’inconscio. Da questo momento, da questa decisione e scelta ha inizio la ricerca autonoma di Dova e dalle opere di quel periodo parte giustamente questa mostra.

E si veda, alla luce degli sviluppi successivi del discorso pittorico dell’artista come quei dipinti del 1951 indichino chiaramente la tensione e l’intenzione di Dova verso una figuratività simbolica, verso l’immagine metaforica della Natura e dei suoi organismi a specchio dell’universo interiore dell’uomo.

Apparentemente astratti, informali, spaziali, gestuali, materici — sulla via cioè delle allusioni ed evocazioni sensibilistiche, irrazionali, emotive, energetiche, o dei suggerimenti analogici — quei dipinti si rivelano, a un esame appena più attento, come lucide immagini, in vitro, del primo stadio di individuazione di un organismo dal corpo indistinto della materia generante.

Nel caos originario Dova già cercava e metteva a fuoco l’alter ego, l’immagine ambigua, naturale e fantastica insieme, di qualcosa che si forma e vive tanto per lo spontaneo disporsi della materia pittorica, quanto per l’illuminazione dell’artista che vi «riconosce» la realtà, e vi si riconosce. Egli ritrovava, con le proprie forze, il procedimento dell’automatismo e dell’evocazione surrealista.

[…]

Franco Russoli.


Testo tratto da:
Gianni dova, catalogo mostra, a cura di F. Russoli, Galleria d'Arte Cortina Verona 1972.

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