50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
50 e oltre
La Galleria Cortina - 1962-2013
Maria Mulas - la parola all'immagine
Stefano Cortina con la figlia Mafalda, Susanne Capolongo e Maria Mulas
Stefano Cortina con la figlia Mafalda, Susanne Capolongo e Maria Mulas.

Nel 2009, in occasione della 500ª mostra della Cortina, Susanne Capolongo incontra Maria Mulas per un'intervista che ben documenta il suo rapporto con i Cortina ed il suo posto nella storia della Galleria.

Stefano Cortina con la figlia Mafalda, Susanne Capolongo e Maria Mulas
Stefano Cortina con la figlia Mafalda, Susanne Capolongo e Maria Mulas.
Maria Mulas, Stefano Cortina e Fabrizio Garghetti
Maria Mulas, Stefano Cortina e Fabrizio Garghetti.
 
L'intervista:

S. Capolongo - Con la fotografia, prolungamento del tuo vedere, hai immortalato volti celebri, intellettuali ed artisti donandoci momenti di vita sociale, come testimoniano le tue fotografie esposte oggi alla Galleria Cortina in occasione della mostra "Memories", quale è il ricordo più vivo di quegli anni ?

M. Mulas - Erano anni di grande entusiasmo, stampavo un centinaio di fotografie in camera oscura al giorno, poi correvo fuori alle mostre e soprattutto andavo da Renzo, lo dico con molta onestà ed affetto, le sue erano le mostre più esaltanti per spirito e presenza di personalità artistiche ed intellettuali. Se mi rimaneva del tempo presenziavo anche ad altri eventi, anche perchè in quegli anni le Gallerie importanti non erano poi così tante, ma l'atmosfera che si respirava e si viveva era pregna di novità e vera avanguardia.

Quando hai iniziato a fotografare?

Io stavo cercando un modo di esprimermi artisticamente e mio fratello Ugo, che io adoravo sin da bambina, era il mio mito, mi ha aiutato ad avvicinarmi alla fotografia come mezzo per raccontare sensazioni personali. Io non ho un buon rapporto con la macchina fotografica, non la amo, non ero attratta dall'oggetto in sé ma dal prodotto artistico che potevo creare. Non mi ritengo una fotografa ma una "Narratrice".

Fotografare è un modo di raccontare in silenzio?

Si perchè chi fotografa usa solo la vista e null'altro, sei libera, nessuno interviene tra te e il personaggio da ritrarre, tra te e la tua idea. Quando scatto un ritratto posso solo "aspettare" e se mai parlo è solo con me stessa, la persona in quel momento è solo una figura, una posa, un'immagine e niente altro. È un monologo.

Come avviene la scelta di un soggetto od oggetto, quando scatti senza premeditazione?

La scelta è dettata da qualcosa o qualcuno che mi colpisce, che sia un oggetto o soggetto, colori o semplicemente particolari, questi sono i momenti dell "Attimo fuggente" irripetibili. Anche se, a onor del vero, ogni cosa è irripetibile, anche nel ritratto è impossibile ripetere lo scatto identico, perchè in una frazione di secondo anche chi viene ritratto è cambiato. Ho sempre pensato di fare un lavoro con cadenza annuale, per vedere il cambiamento alla fine non l'ho mai attuato, perchè l'averlo pensato rappresentava qualcosa di già passato.

Qual è stato il suo rapporto con la Galleria Cortina?

Il rapporto con Renzo Cortina, e di conseguenza con la Galleria, era di grande amicizia e stima, credo, anzi ne sono convinta, che Renzo mi stimasse sin dagli esordi come artista, ho iniziato nel 1968 con i primi approcci e poi nel 1970 la frequentazione delle gallerie e le amicizie artistiche hanno sviluppato in me, quello che all'inizio sembrava solo un'idea. La prova della sua stima me la diede nel 1973 quando il Comm. Duchenne, proprietario della IGP, mi commissionò il libro "Milano vista da".

Che importanza aveva la Galleria Cavour per l'arte in quegli anni?

La Galleria Cortina ricopriva un ruolo primario per l'arte italiana, era considerata tra le poche innovative e d'avanguardia, probabilmente anche grazie al rapporto umano e di grande amicizia che costruiva Renzo con artisti, intellettuali e politici. Ogni evento dava la sensazione di una festa tra amici, come se non ci fosse un fine commerciale, o almeno così poteva apparire ai non frequentatori.

Quando fotografavi Renzo Cortina cosa coglievi in lui?

Coglievo la sua gioia di vivere, il suo entusiasmo per le persone e l'amore per il suo lavoro, lo trovavi sempre disponibile e allegro, la sua galleria era come la sua casa aperta a tutti gli amici.

La tua fotografia è sempre indagatrice, ci rivela un "istante" del personaggio ritratto, il rapporto di complicità ed amicizia, quali sono stati gli artisti ritratti che ricordi con più affetto?

Sicuramente Gianni Colombo, Emilio Tadini e negli anni '70 Renzo Cortina.

Chi o cosa fotograferesti nuovamente?

Achille Bonito Oliva, ironico e divertente in tutte le sue pose.

Chi o cosa vorresti fotografare e non sei ancora riuscita ad immortalare?

Bernardo Bertolucci e Roman Polanksi a Parigi al ristorante "La Coupole", eravamo seduti ad un tavolo vicino a loro ed io distrattamente non ho colto l'attimo, anni dopo me ne pentii.

Le tue opere pongono l'osservatore a diretto contatto con il soggetto ritratto, a chi è dedicato il "messaggio"? Al personaggio fotografato o all'osservatore ignoto?

Al personaggio ritratto. Io scatto, lui viene immortalato. In verità credo che ogni mia opera nasconda inconsciamente un "autoritratto", cerca sempre quel qualcosa che è già dentro di me. Ritraggo una posa, ma il momento magico è quando colgo quello sguardo che io ho già mediato e che riesco ad immortalare nell'attimo giusto.

Nel 1976 esponi per la prima volta alla Galleria Diaframma di Milano, quanto ti è stato d'aiuto, per la tua ricerca personale, fotografare gli amici intellettuali ed artisti agli incontri alla Galleria Cortina?

La mostra "Fotografia 1970-1976" alla Galleria Il Diaframma era composta solo da Ritratti della borghesia, erano diversi ma in qualche modo uguali nel loro modo di essere "aristocratici", si assomigliavano tutti, le pose e gli atteggiamenti li accomunavano. Per questo lavoro gli amici sono stati fondamentali, gli anni di frequentazione della Galleria Cortina mi hanno permesso di acquisire fiducia, di sviluppare lo sguardo che guarda e assimila per produrre arte.

Tu hai permesso a tutte le persone ritratte di non essere "effimere" e "provvisorie" come ogni comune mortale, ma di rimanere nella storia artistica non solo come "artisti" ma anche come "anime" catturate nell'istante in cui solo tu sai portare alla luce questo aspetto. A noi, tuoi spettatori, rimane questo dono e ti ringraziamo per questo, ma a te cosa rimane?

Un bagaglio immenso di esperienza che rappresenta l'essenza del mio vivere.


Susanne Capolongo.


Fonte:
Maria Mulas, "Memories - 500ª mostra della Galleria Cortina", catalogo mostra, a cura di S. Cortina, Cortina Arte Edizioni 2009.