50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
50 e oltre
La Galleria Cortina - 1962-2013
Giancarlo Cazzaniga - il ritratto di Stefano Cortina
Stefano Cortina e Giancarlo Cazzaniga, maggio 2013
Stefano Cortina e Giancarlo Cazzaniga, maggio 2013.
Stefano Cortina e Giancarlo Cazzaniga, maggio 2013
Stefano Cortina e Giancarlo Cazzaniga, maggio 2013.

Nasce nella città e dalla città, l'uomo, l'artista, il pittore. Il giovane Giancarlo vive la fine della guerra, la ricostruzione, del paese, dello stato, delle menti degli uomini, di una rinnovata cultura, di un fare arte che rompe gli schemi col passato, una poetica di rinascita comune in una Europa che emette i vagiti di una nuova vita.

Epoca irripetibile gli anni '50, dove ci si incontra, si dibatte, ci si ubriaca, si ama, si litiga, si discute, ci si unisce, ci si separa per ritrovarsi ancora, nelle fumose sale del Santa Tecla ad ascoltare jazz, quella musica invisa al ventennio e della quale i giovani , generazione anni '30, si riappropriano con rabbia nel dopoguerra.

Cazzaniga nello studio di Corso Garibaldi 89
Cazzaniga nello studio di Corso Garibaldi 89.
Cazzaniga nello studio di Corso Garibaldi 89
Cazzaniga nello studio di Corso Garibaldi 89.

Cazzaniga e Gianfranco Ferroni che dividono lo studio di Corso Garibaldi nel 1958, l'amicizia intensa, che unisce Giancarlo a Chet Beker, il più grande trobettista bianco del jazz, Ugo Mulas che lo immortala alla Biennale di Venezia (allora traguardo massimo per un artista) nel 1962, e quelle innumerevoli serate al Jamaica con Giorgio Gaber, Roberto Crippa, Ennio Morlotti e con Lucio Fontana, il grande "vecchio", amico e maestro dei giovani. Tutto il mondo dell'arte, del giornalismo, della letteratura, della musica (jazz naturalmente) si riuniva, si trovava, si cercava.

Cazzaniga e Carlo Orsi davanti al Jamaica, 2001
Cazzaniga e Carlo Orsi davanti al Jamaica, 2001.

Ti vedo come se ti fossi accanto, mentre scorre Born to be blue, col bavero rialzato, lo sguardo imbronciato, tagliare le vie dallo studio in Corso Garibaldi sino a Via Solferino dove sai che qualcuno ci sarà, in un pomeriggio umido e nebbioso, per dividere un caffè e per parlare di quelle ultime tue idee riguardo al colore, alla città, alla natura.

Cazzaniga e Carlo Orsi davanti al Jamaica, 2001
Cazzaniga e Carlo Orsi davanti al Jamaica, 2001.

E ti vedo, accovacciato tra la ginestra e l'erica, in cima a un promontorio, nel frastagliato profilo del Conero, mentre assisti alla fine del giorno, mentre il sole, eternamente muore al limite dell'occaso. Linea perfetta di congiunzione tra il finito e l'infinito, tra la terra il mare e il cielo. Sei come l'uomo di Friederich, solo di fronte all'eternità.

Cazzaniga e Chet Baker
Cazzaniga e Chet Baker.

Ti vedo, percepisco il tuo sentire mentre lasci la città e i cupi toni delle periferie urbane per cercare la luce e il colore della natura, una natura che non è mai didascalica ma potente e forte come la materia che la compone. Abrasa, graffiata, sovrapposta. Una vegetazione viva, pulsante, fremente, è il caso di dirlo. Pennellate ritmiche che richiamano il jazz, il vorticoso sax di Jonh Coltrane, l'armonico ondeggiare della chitarra di Franco Cerri, l'incisivo timbro del piano di Bill Evans, l'avvolgente voce di Billie Holiday. I girasoli, il glicine, la magnolia, la ginestra, il gelsomino, i corbezzoli, le ninfee, le siepi dell'infinito, la linea dell'orizzonte per i tuoi cieli, popolati da nubi gravide di pioggia, candidi cirri, cumulonembi, nuvole di tempeste passate, prodromi di future burrasche, la luce dell'ultimo sole che taglia i nembi sgravati dalla grandine estiva. Il cielo, termine ultimo dell'infinito.

Cazzaniga e Chet Baker
Cazzaniga e Chet Baker.
Cazzaniga con Flora Bravin
Cazzaniga con Flora Bravin.

Ti vedo camminare sulla spiaggia, Sad Walk, rimuginare, ripensare, ridipingere, la vita, la tua vita, la tua vita che è stata pittura. Solo gli uomini folli o molto fortunati possono permettersi di inseguire i propri sogni, e raggiungerli. Tu hai voluto la pittura e sei diventato la pittura e, per citare ancora il tuo amico Chet, You can't go home again. È ancora lontano il momento di tornare a casa, il tuo occhio non è stanco, la tua mano non ha certo vent'anni ma il tuo cuore è come il cielo che dipingi, eternamente giovane e foriero di tempesta. Un divenire vulcano reso ricco dalla lava della memoria che, eruttando, rende fertile il cammino del tuo creare. Semini amore, raccogli amore. Questa è l'arte, dai contrastati sentimenti nasce sempre la bellezza, la luce, il colore, la vita. Questa è la pittura, la tua pittura.


Stefano Cortina, 2011


Fonte:
Naturalia, in Giancarlo Cazzaniga. Naturalia, Maitre de cieux et de la nature, catalogo mostra, Cortina Arte Edizioni 2011.