50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
50 e oltre
La Galleria Cortina - 1962-2013
Remo Bianco
Remo Bianco
Remo Bianco

Remo Bianchi (in arte Bianco) nasce a Milano il 3 giugno del 1922.

Durante l’adolescenza, nelle ore libere dallo studio, Remo disegna e cerca di rimediare qualche soldo aiutando i negozianti e gli artigiani del quartiere.

Si iscrive poi alla scuola serale di disegno dell’Accademia di Belle Arti di Brera e qui conosce Filippo De Pisis, di cui diviene discepolo. Frequentando il suo studio viene a contatto con grandi personaggi dell'arte, della letteratura e del cinema: Ardengo Soffici, Eugenio Montale, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Mario Sironi, Vittorio De Sica.

Remo Bianco - Autoritratto, 1951, olio su tavola, 40x32 cm
Remo Bianco - "Autoritratto", 1951, olio su tavola, 40x32 cm.
Remo Bianco - Autoritratto, 1951, olio su tavola, 40x32 cm
Remo Bianco - "Autoritratto", 1951, olio su tavola, 40x32 cm.

Nel 1941 si arruola in marina come puntatore mitragliere su un cacciatorpediniere. Nel 1943 la nave su cui è imbarcato viene silurata e, naufrago, viene salvato dagli inglesi e internato a Tunisi. Ha così il suo primo contatto con “L’Oriente” e il mondo musulmano, con i paesaggi desertici, i mosaici, le ceramiche e gli stucchi che decoravano palazzi e moschee. Nel 1944 rientra a Milano, viaggia attraverso l’Italia distrutta dalla guerra e nel 1946 fa ritorno a Brera.

Il 1948 è l'anno in cui tiene le sue prime mostre personali (una a giugno e una ad agosto) negli spazi del Gruppo Esagono e sperimenta la pittura su vetro e su fogli di plexiglass trasparente, che sovrapposti creano effetti di profondità e movimento. Sono i suoi primi 3D, quadri tridimensionali che continua a realizzare fino agli anni sessanta.

Remo Bianco - senza titolo, 1952-55, tecnica mista su fogli di plastica, 59x49 cm
Remo Bianco - senza titolo, 1952-55, tecnica mista su fogli di plastica, 59x49 cm.
Remo Bianco - senza titolo, 1952-55, tecnica mista su fogli di plastica, 59x49 cm
Remo Bianco - senza titolo, 1952-55, tecnica mista su fogli di plastica, 59x49 cm.

Contemporaneamente inizia a prendere impronte di gesso di quelle che egli stesso definì “tracce dell'uomo”: pneumatici, tombini, orme. Una “documentazione universale” attraverso cui catalogare “tutte le cose venute in contatto” con lui, come scrisse qualche anno dopo nel Manifesto dell'Arte Improntale (1956). Con la stessa tecnica dà vita a opere quali i Bassorilievi in gomma (metà degli anni cinquanta), le Impronte sonore (1961) e le Impronte viventi (1964).

Nel 1952, presentato da Lucio Fontana, espone i 3D alla Galleria del Cavallino di Venezia. Alcuni in plastica, con disegni astratti posti su tre piani distinti e montati su telai trasparenti, altri posti su fondi trattati con colori fluorescenti, o con fondi variabili, che grazie ad una intercapedine studiata appositamente venivano riempiti di riso, limatura di ferro, ghiaia...

Remo Bianco - 3D, fine anni '50, legni sagomati e sovrapposti, 48,5x38,5 cm (fonte: www.cambiaste.com)
Remo Bianco - "3D", fine anni '50, legni sagomati e sovrapposti, 48,5x38,5 cm (fonte: www.cambiaste.com).

Nel ’53 incontra Virgilio Gianni, industriale milanese di cui diviene subito amico e mecenate. Grazie a Gianni nel 1955 può partire per un lungo soggiorno negli Stati Uniti, dove conosce Yves Klein, Enrico Donati, Conrad Marcarelli e Jackson Pollock. Con sé aveva portato alcuni 3D che espone nel Village Art Center di New York, ma con scarso successo.

Remo Bianco - senza titolo, 1960, tecnica mista su tela, 100x70 cm
Remo Bianco - senza titolo, 1960, tecnica mista su tela, 100x70 cm.

Rispetto all'espressionismo astratto, al dripping, alla gestualità della pittura americana, la sua era un'arte “più fredda, più cerebrale”. Dipinge allora tele e carte in cui segni e colori nascono da colature libere e liberatorie. Comincia a ritagliare le immagini così realizzate in quadrati che ricompone in originali mosaici, i Collages.

Remo Bianco - senza titolo, 1960, tecnica mista su tela, 100x70 cm
Remo Bianco - senza titolo, 1960, tecnica mista su tela, 100x70 cm.

Dopo avere utilizzato altri materiali, raccolto oggetti dimenticati e di poco valore per imbustarli in tanti sacchetti di cellophan (Testimonianze), nel 1957, approda al lavoro che, in assoluto, più lo distinse e gli regalò i maggiori consensi di critica e di pubblico: i Tableaux dorés.

Continua poi a progettare nuove forme di espressione: dalle sculture gonfiabili (subito abbandonate perché simili alle proposte di Piero Manzoni) alle sculture-suono; dalle sculture odorifere a quelle immateriali (diapositive proiettate su nuvole di vapore); dagli spazi di nebbia sintetica alle sculture instabili (lavatrici nere che agitavano senza sosta oggetti di vario genere).

Remo Bianco - senza titolo, 1963, tecnica mista su paglia e caolino su tavola, 80x100 cm
Remo Bianco - senza titolo, 1963, tecnica mista su paglia e caolino su tavola, 80x100 cm.
Remo Bianco - senza titolo, 1963, tecnica mista su paglia e caolino su tavola, 80x100 cm
Remo Bianco - senza titolo, 1963, tecnica mista su paglia e caolino su tavola, 80x100 cm.

Si reca diverse volte a Stoccolma per mettere a punto i suoi studi sul Sephadex, compiuti nei laboratori della Pharmacia di Uppsala, e nel 1964 redige il Primo Manifesto dell'Arte Chimica. Lo stesso anno, in una mostra alla Galleria del Cavallino di Venezia, introduce nelle sue opere la figura umana, inventando una sorta di anticipazione della “body art”. Nel ’65 redige il Secondo Manifesto dell'Arte Chimica.

Remo Bianco - Testimonianze, 1964, prelievo di oggetti, 6 sacchetti di plastica su tavola, 41x44 cm
Remo Bianco - "Testimonianze", 1964, prelievo di oggetti, 6 sacchetti di plastica su tavola, 41x44 cm.

Quello degli anni ’70 è un decennio di ripensamenti e valutazioni. Più volte Bianco aveva pensato ad un'autobiografia, più volte si era riproposto di scrivere o registrare la storia della sua vita e più volte aveva cercato di mettere ordine nella cronologia della sua arte (che, ancora oggi, proprio per la sua incredibile ecletticità, risulta difficile da ricostruire), ma senza mai riuscirci.

Remo Bianco - Testimonianze, 1964, prelievo di oggetti, 6 sacchetti di plastica su tavola, 41x44 cm
Remo Bianco - "Testimonianze", 1964, prelievo di oggetti, 6 sacchetti di plastica su tavola, 41x44 cm.

Tra il 1984 e l’85 è in viaggio attraverso l’India. In seguito la sua salute comincia a vacillare e compaiono i primi sintomi della malattia che lo accompagna fino alla morte, avvenuta il 23 febbraio del 1988.

Due anni dopo Milano lo ricorda con un’antologica tenuta a Palazzo Reale.



Testo tratto da:
50 e oltre. Storia di una galleria d’arte: La Galleria Cortina 1962-2013, catalogo mostra, a cura di S. Capolongo, Cortina Arte Edizioni 2013.
Lorella Giudici - http://www.artantide.com/artisti_BiografiaArtista?idArtista=170