50 e oltre
La Galleria Cortina
1962-2013
50 e oltre
La Galleria Cortina - 1962-2013
Agenore Fabbri
Agenore Fabbri
Agenore Fabbri

Agenore Fabbri nasce a Barba (Pistoia) il 20 maggio 1911.

A 12 anni inizia a frequentare la Scuola d’Arte di Pistoia ed è a questo periodo che risalgono le sue primissime sculture. Nel 1923 si trasferisce a Firenze dove prosegue gli studi all’Accademia di Belle Arti e diventa assiduo frequentatore del Caffè Giubbe Rosse. Poco dopo si sposta ad Albissola dove lavora nel laboratorio di ceramica La Fiamma. Qui conosce Aligi Sassu, Arturo Martini e Lucio Fontana al quale resterà legato da profonda amicizia per tutta la vita. Fa conoscenza con Tullio Mazzotti (più noto come Tullio d’Albissola) proprietario dell’omonima manifattura di ceramiche dove si riuniscono a lavorare, oltre allo stesso Fabbri, molti artisti tra cui Giacomo Manzù, Karel Appel, Asger Jorn, Wifredo Lam, Roberto Crippa, Emilio Scanavino, Gianni Dova.

Agenore Fabbri - Cane della guerra, 1950, terracotta, 38 x 31 cm
Agenore Fabbri - "Cane della guerra", 1950, terracotta, 38 x 31 cm.
Agenore Fabbri - Cane della guerra, 1950, terracotta, 38 x 31 cm
Agenore Fabbri - "Cane della guerra", 1950, terracotta, 38 x 31 cm.

Sono gli anni in cui la scultura di Fabbri si rivela carica di una narrazione fortemente drammatica ed espressionista, debitrice della plastica popolare toscana. Dal secondo dopoguerra la sua individualità si connota nella materia con una modellazione dilacerata, intrisa di esasperata drammaticità e furore che caratterizza sia le sue terrecotte che i suoi bronzi.

Partecipa a diverse edizioni della Quadriennale di Roma, la prima volta nel 1947 (Vᵃ edizione) e l’ultima nel 1986 (XIᵃ edizione); così come prende parte a numerose Biennali di Venezia dove, nel 1952 e nel 1960, gli vengono dedicate due sale personali.

Agenore Fabbri - Rissa IV, 1957, bronzo, cm 25
Agenore Fabbri - "Rissa IV", 1957, bronzo, cm 25.

Negli anni ’50 si allontana dalla violenta carica espressiva delle opere testimoni della spietatezza della guerra, per proseguire con un ciclo di lavori che continuano però ad indagare l’intimo umano con nuove soluzioni materiche: legni lacerati, metalli profondamente incisi sono l’espressione-metafora di un disagio fisico e mentale che si sta avvicinando sempre più all’Informale, mantenendo viva la voglia di denuncia contro la sopraffazione e la violenza che trabocca dalle sue opere. Verso la fine degli anni ’60 sono i metalli come il bronzo ed il ferro a vivere e soffrire, come materia vivente, tra le mani dello scultore.

Agenore Fabbri - Hula Hop, 1986, acrilico su tela, cm 50 x 60
Agenore Fabbri - "Hula Hop", 1986, acrilico su tela, cm 50 x 60.
Agenore Fabbri - Rissa IV, 1957, bronzo, cm 25
Agenore Fabbri - "Rissa IV", 1957, bronzo, cm 25.
Agenore Fabbri - Hula Hop, 1986, acrilico su tela, cm 50 x 60
Agenore Fabbri - "Hula Hop", 1986, acrilico su tela, cm 50 x 60.
 

È poi lentamente che Fabbri vede un barlume di speranza illuminare il tragico circo degli uomini. Così, dall’inizio degli anni ’80, è la pittura che prende il sopravvento: colore, gioia e una tanto vagheggiata serenità si affacciano nell’arte di Fabbri. Cessato l’orrore delle crudeltà, ritrova la fiducia nella razionalità umana. Superati i settant’anni ricomincia con esultanza a sperimentare.

L’artista libero e inquieto muore all’età di 87 anni a Savona, nel 1998.



Testo tratto da:
V. Riva, Cenni biografici, in Agenore Fabbri “Il dramma e la speranza”, catalogo mostra, Cortina Arte Edizioni 2012.